domenica 31 gennaio 2016

L'Italia dica sì ai matrimoni gay

La famiglia, secondo il buon senso è ovunque due persone si leghino affettivamente e decidano di vivere assieme. I figli sono una delle espressioni di questo amore. Ma è l’amore il centro del legame, non l’utero. È sconcertante come ancora nel 2016 l'Italia non riesca ad adeguarsi agli standard di civiltà e alle direttive europee. Quelli che discriminano le persone sono rimasti indietro decenni. Come le persone etero possono scegliere chi tutelare legalmente in caso di morte, anche ai gay deve essere data la possibilità di riconoscere una persona speciale dal punto di vista affettivo e legale a cui destinare il patrimonio. La Costituzione deve tutelare la famiglia. E il concetto di famiglia non è quello del Vaticano, ma è quello espresso dalla popolazione italiana. Essa comprende le famiglie monogenitoriali, le famiglie senza figli, le famiglie allargate con i figli di matrimoni precedenti, le famiglie composte da persone di cultura diversa, di religione diversa e le famiglie omosessuali.

lunedì 20 ottobre 2014

[Piazza Diniego]

Possibile che non sia nato ieri?

Quieti vuoti, odori velati

Non ricordo castelli così alti

Luci e cavi elettrici sugli accenti

Persino la luna pare diversa

È viola la nebbia scorta in strada?

Danzano le nuvole, nessuno si muove

Ardono le stelle di sogni deserti

C'è qualcosa sui miei passi

Briciole di versi suonati via dal vento

Ricordate il rumore della pioggia?

Il mulino si è dimesso per sempre

E i boschi non fiatano più ormai

Nessuno crede a quello strano cane

Sovente raccontava di un arcobaleno

Possibile che non sia nato ieri?


I soldi respirano, le bandiere si battono

Soffrono d'insonnia i dolori tremendi

Oltre le mura le stelle cadono

E il cielo svanisce, e i sogni muoiono

domenica 20 ottobre 2013

Sotto gabbia virtuale

Della persona più vera che esiste in questo mondo, gli occhi non hanno luce e i toni non fanno eco qui nel virtuale se dal vivo, tali materie, non le si conosce e non le si vive abbastanza da ricrearseli da sé (qui) quando il dubbio si manifesta. Momenti specifici di una conversazione non verbale, richiedono infatti capacità empatiche molto spesso assenti tra i vari interlocutori; no che questi non le abbiano, semplicemente non si conoscono sufficientemente abbastanza da affrontarli e discuterli senza abbisognare di un contatto diretto quale potrebbe essere il suono della voce o la mimica di uno sguardo. Siamo esseri umani, e certi lati di una persona, prima di impararli a leggere dalle sue parole abbiamo bisogno di impararli a leggere dal suo corpo. È indispensabile, al fine di comprendere senza dubbio alcuno, il messaggio scritto dall'altro, immaginare il tono e gli occhi con cui quest'ultimo l'avrebbe pronunciato dinnanzi a noi; perché se nessuno dei due interlocutori conosce tutti i lati dell'altro, nessuno dei due interlocutori potrà mai ricrearsi l'immagine dell' altro quando questi si presenterà nel virtuale con un lato finora sconosciuto, nuovo e in tal caso discutibile, che rischia di creare in chi dall'altra parte dello schermo si trova, confusione e fraintendimento. Sono quindi cause di peculiare distorsione schematica sociale, le interazioni virtuali tra due interlocutori; poiché la percezione umana non si limita semplicemente a riprodurre la realtà esterna, ma la ricostruisce anche, fedelmente o erroneamente, al fine di dare un senso alle informazioni. Informazioni, in questo caso sguardi e toni, la cui assenza ci limita non poco nel delineare silenzio, maschera e sconforto; informazioni, la cui assenza non ci permette di trapelare disappunto, boria, cruccio e quant'altro sta cercando di trasmetterci il nostro parlante. Se d'informazioni stiamo parlando quindi, e se sono queste assenti o non ricreabili da sé, certe parole non sono che indecifrabili e alle volte vuote, poiché non si conoscono e riconoscono in esse gli occhi e i toni di chi li scrive. Perché sono questi: lo sguardo e la voce, il vero inchiostro che da vita al verbo, un inchiostro poco riscontrabile nella qualsiasi penna o tastiera di chiunque.

giovedì 17 ottobre 2013

Si è quel che si fa o si fa quel che si è?

Si è quel che si fa e non si fa quel che si è perché essendo quel che facciamo esprimiamo una conseguenza che a parti invertite non necessariamente verrebbe fuori. Io sono un pittore e per questo so dipingere. Io dipingo, ma questo non fa di me un pittore.

giovedì 6 dicembre 2012

Se la merda avesse valore, i poveri nascerebbero senza buco del culo

Siamo stati messi al mondo per dare continuità e nient' altro, guai a pensare di cambiarlo, impossibile sradicare quello presente; che non vi venga in mente neanche di crearne uno nuovo, bisognerebbe prima trovare le chiavi che ci ammanettano a questo, ma cosa più importante rendersi conto di essere ammanettati. Siamo nati quindi in un mondo già fatto, già costruito, il cui unico scopo è quello di preservarsi così com'è, servendosi di noi, nati a garantire tale fine. Viviamo quindi nell'inconsapevolezza di far parte di un qualcosa a cui non potremo mai sottrarci, qualcosa di talmente caro da regalarci l'illusione di essere noi i veri artefici di tutto, qualcosa che comunque vada riesce sempre a cibarsi delle nostre ambizioni, delle nostre velleità, dei nostri successi o fallimenti che siano. Non è vi è nulla di prestabilito, semplicemente il nostro potere di diventare non è assoluto, bensì relativo al contesto e alle regole che il mondo rigorosamente ci presenta, e ai bisogni e alle preghiere che in quel determinato momento ci sollecita a fornire. Troppe le regole, troppi i principi che mistificano e regolano questo sofisticato (ma non troppo) marchingegno conosciuto da tutti con il nome mondo. Messi su carta, tali principi sono stati scritti al fine di distogliere l'attenzione da quelli più severi, da quelli non scritti che alla sola lettura priverebbero l' uomo della sua sedicente libertà di vivere. A mio modo di vedere il mondo è come un mazziere di black jack, non ti parla, si limita a distribuire il mazzo, le carte che dovrai giocare. Dipenderà da te l'esito della mano prima e della partita poi. Dipenderà dalle tue carte e dalla tua abilità a trarne il massimo da queste, l'esito di questo pilotato gioco chiamato vita.

venerdì 23 novembre 2012

Adatti, Adattati e Adattatori

Dal mio punto di vista esistono tre tipologie di persone o meglio tre tipi di <<a>> che io chiamo:


  1. adatti: sono quelli che nati in scia di ciò che si deve e si dovrebbe fare, ci restano. Non chiedono perché, si limitano soltanto a credere in ciò che gli è stato tramandato, insegnato e somministrato. Da adatti si sentono forti e protetti da quella stessa scia che come paraocchi impedisce loro di vedere al di fuori di essa. Ignoranti; 
  1. adattati: sono quelli che fin da subito si pongono domande sulle origini di un qualcosa. Non nascono in scia poiché fin da subito troppo intelligenti e distanti dagli altri. Da adattati ci finiranno dopo sentendosi messi all'angolo della solitudine e provando a fasi diverse, soddisfazione, dolore e infine desiderio di far parte di un qualcosa. Deboli; 
  1. adattatori: sono quelli che meno di tutti vivono la scia. Prima dentro come gli adatti, poi fuori come in un primo momento gli adattati. In netto ritardo rispetto a quest' ultimi, gli adattatori reggono bene l'angolo della solitudine poiché ci si ritrovano in fase più matura. Non rientreranno mai più in scia, illudendosi un giorno di crearne una tutta loro. Sognatori.

sabato 17 novembre 2012

È stato Dio a creare l'uomo, o viceversa l'uomo a creare Dio?

Sono dell'idea che l' uomo per propria natura ha paura e per questo ha da sempre bisogno di credere in qualcosa, un qualcosa di divino e supremo, un qualcosa che possa donargli salvezza e protezione, un qualcosa di talmente forte che lo spinga ogni giorno a vivere la propria vita in completa armonia con tutto ciò che lo circonda. Questo qualcosa è senza dubbio Dio, figura capo di un mondo che senza un capo sarebbe nel caos già da moltissimo tempo, o forse no? Di certo è un ruolo importante il suo, parlo di Dio ovviamente, fondamentale quasi. Ci serviamo di lui per placare la nostra paura, ci serviamo di lui per soffocare le nostre incertezze, ci serviamo di lui per giustificare le nostri ragioni, ci serviamo di lui per combattere le nostre guerre. Ma esiste davvero lui? Credo di sì, non da sempre, ma dal momento in cui l' uomo ha avuto paura. Ma paura di cosa? Paura di finire i propri giorni di punto in bianco disillusi che la vita non continui da qualche altra parte? Paura che le ingiustizie altrui non saranno mai punite da nessuno così da restare franche? Entrambe direi, comodo per tutti credere in lui, immaginatevi per un attimo un mondo senza Dio, un mondo dove la gente non teme più una giustizia divina, un mondo dove la gente non spera più in un'aldilà. Si sentirebbe libera di esercitare la morale in maniera del tutto arbitraria, incoerente e confusa, non trovate? Il mio personale pensiero è che non è stato Dio a creare l' uomo, ma viceversa l' uomo creare Dio. L'uomo nero non si differenzia tanto da lui (Dio), anch'egli creato dall'uomo per incutere ai bambini timore, fondamentale questo per suscitare in loro la voglia di essere buoni o almeno provarci. Creduloni i bambini, almeno dal nostro punto di vista, ma credulone non è forse anche il mondo adulto? Credente non è forse l' eufemismo di credulone? Deboli, siamo tutti deboli e bisognosi di credere in un qualcosa che non esiste, ma capace comunque di realizzare il nostro ottimismo mettendoci in grado di compiere con fiducia i nostri compiti più importanti. Ostili, siamo tutti inconsciamente ostili nei suoi confronti, di Dio, la sua importanza è stata accresciuta e i suoi poteri così ingigantiti al fine di addossargli più facilmente la responsabilità che dovrebbe, secondo noi, avere riguardo appunto noi e i nostri drammi.